Precedi l’explicit #1

Scrivi un racconto di 250 parole che finisca nel modo indicato.

Un classico esercizio di scrittura è Continua l’incipit: viene fornito un inizio che va sviluppato in un numero definito di caratteri.
In questo caso è il contrario: in 250 parole scrivi nei commenti un racconto brevissimo che finisca esattamente così:

E se ne andò via all’improvviso, di notte, come un cacciatore. Come un fornaio. Nessuno mai pensò più a lui e ai suoi chiodi.

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  1. La gente diceva che Elio era un tipo strambo, coi suoi baffetti storti e la sua mania di piantare chiodi nei posti più improbabili. Di giorno era un fantasma: nessuno lo incrociava mai. Ma di notte, ecco il solito rumore: toc, toc, toc. A Crevole non si lamentava troppo: qualcuno trovava appese lettere smarrite, altri scoprivano vecchie foto incorniciate da lui con la massima cura. Un po’ fastidioso, ma rassicurante.
    Dopo le elezioni la nuova giunta comunale di Crevole decise di fare ordine. Il sindaco sosteneva con forza che la legge doveva essere rispettata. Fu emanata un’ordinanza contro i ‘disturbatori del riposo notturno’. L’opinione pubbilca cambiò in fretta. Alcuni abitanti, stufi delle nottate agitate, firmarono una petizione. Persino il prete disse che era una faccenda inquietante. Elio, davanti a tutto quel chiasso, iniziò a farsi vedere sempre meno. La sua cassetta si riempiva di polvere, i suoi chiodi arrugginivano.
    Così arrivò la notte in cui ogni cosa rimase immobile: niente martelli, niente rumori di ferro. In paese qualcuno pensò di aver sentito un ultimo flebile colpo in lontananza.
    E se ne andò via all’improvviso, di notte, come un cacciatore. Come un fornaio. Nessuno mai pensò più a lui e ai suoi chiodi.

  2. “Chiodi. Tanti.
    Ma quanti ne hanno messi? Incredibile, nemmeno avessero svaligiato un ingrosso di ferramenta. Va bene, per il lavoro che fanno ne dovrebbero essere ben forniti, ma non credevo ne usassero così tanti. Che poi, visto i sistemi di fissaggio attuali, pensavo che usassero ben altro. No, non la colla, ovviamente, non reggerebbe un istante con l’umidità. È vero che sul legno è il modo più semplice ed efficace di fissaggio, ma non tiene mica più di tanto. Viti, semmai quelle. Oppure… boh, mica ero un falegname. Però magari una lastra metallica saldata, forse sarebbe stata più stabile e più duratura. Certo, sarebbe stato più complicato toglierla per me, ma insomma…
    Eppoi i chiodi possono pure essere messi male. Tipo questo, per esempio, è storto, l’hanno messo storto, s’è piegato e viene via malissimo. E questo chiodo storto mi sta dando parecchi problemi…
    Ecco, finalmente l’ho tolto. Quanti ne mancano? Ad occhio ancora un bel po’. Proseguiamo, prima o poi vedrò la luce. Chissà che ora sarà adesso: forse è buio, forse è notte. Non mi sembra di sentire nessuno intorno.
    Oh, dai, l’ultimo chiodo. E poi me ne posso andare. Saluto tutti i presenti, che non ricambieranno sicuramente: questo posto è un mortorio.”
    L’ultimo chiodo saltò definitivamente. A fatica si issò sul terreno circostante, si mise in piedi, e si incamminò verso l’uscita del cimitero: era vivo, non era morto.
    E se ne andò via all’improvviso, di notte, come un cacciatore. Come un fornaio. Nessuno mai pensò più a lui e ai suoi chiodi.
    Forse.

  3. Colpi il mostro che non sentiva niente: si era appisolato, nonostante il freddo, sui chiodi di un sovrappensiero che aveva raschiato col fondo di un bicchiere, poco prima al bar.

    Poche auto sulla strada.
    Fu svegliato da una monovolume bianca col tettuccio nero, che si era fermata a far benzina.
    Si alzò: venti euro attraverso la fessura sopra il finestrino.
    Lasciò l’erogatore fare il suo lavoro e intanto si mise ad osservare l’uomo sulla scala e la colla che colava e rendeva scivoloso il marciapiede: ancora un’ala di carta sulla spalla, stesa poi dal rullo che, scorrendo, svelava lo slogan sopra il manifesto, la chiave del discorso, teso tra due assi di metallo: “Vi ricordiamo che a bordo è vietato invecchiare”.
    Una mancia di due euro.

    Un ragazzo al buio, su un balcone, teneva in equilibrio tra le labbra una sigaretta accesa. Dormivano, in casa, saggezze giudicanti.
    Intanto, tre appartamenti più in là, un uomo e una donna forse morivano abbracciati mentre il gatto dormiva sulla sedia di cucina.

    L’auto riparti, e per la prima volta si osservò nello specchietto di un retrovisore che si allontanava.
    Cercò, ma non trovò più dove fosse la sua faccia. E non sentiva niente.
    Attraversó, così, la notte che girava allegramente, passata di mano tra ragazzi brilli e lusinghe alle ragazze, sprecate sull’asfalto.

    E se ne andò via all’improvviso, di notte, come un cacciatore. Come un fornaio. Nessuno mai pensò più a lui e ai suoi chiodi.

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