Trama: Nel nuovo mondo sovrappopolato sembra impossibile vivere una vita normale. Le risorse iniziano a scarseggiare e i personaggi del passato modificano in modo assurdo il presente.
In pochi anni tutto è al collasso, così Fiamma decide di entrare nei sogni dei potenti per risolvere la cosa, ma rende tutto ancora più complicato. Così interviene un dio per rimettere i morti al loro posto. Compresi Fiamma e Biagio, in due zone lontane dell’Oltretomba.
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“Che gran casino, sono davvero tanti”, pensò Fiamma. Ognuno cercava di ritrovare il conosciuto in una Roma odierna, con traffico, clacson. Annusavano l’aria accecati dalla luce di mezzogiorno, smarriti. I tassisti, vedendo tutta quella gente sfilare, ridevano e gridavano “Anvedi, è già Carnevale!”. Arrivati a Piazza San Pietro si separarono. Non era che l’inizio del caos. Il cibo non era ancora un problema, ma di latrine nessuna ombra, così come di abitazioni. Qualcuno, spazientito, cominciò a urinare per strada, a defecare; c’era chi cercava l’orizzonte ma vedeva strane costruzioni disordinate, chi tentava la via del mare per imbarcarsi su un galeone o su una nave da guerra per conquistare nuove terre. Marco Polo cercò di convincere Onassis ad intraprendere nuovi viaggi in Cina: grazie alle conoscenze del Padre avrebbero continuato ad avere fortuna. Mao Zedong li guardava incarognito, infastidito dai progetti di commercio, ma a poco a poco si convinse. Al diavolo la riforma agricola e la rivoluzione culturale, certo belle parole, ma era arrivato il momento di voltare pagina. Mao si era unito agli altri due e con le sue conoscenze erano diventati un trio invincibile. Entusiasti si erano dati appuntamento all’indomani per programmare un piano di azione. «Vengo anch’io», si era intromesso Ulisse, che stufo di girare a vuoto per mare, era stuzzicato dall’idea di qualcosa di concreto. Onassis avrebbe capito.
Dopo pochi anni, tutto precipitò. Miliardi di persone in cammino, nessuno moriva, le risorse erano al limite e le tensioni e le incomprensioni avevano riarmato le persone, alimentando strane idee di grandezza. Una nuova guerra? La situazione non era più gestibile.
Fiamma pensò che l’unica persona che poteva risolvere questo caos era Noè: li avrebbe portati tutti in salvo! Senza consultare Biagio, Fiamma entrò nei sogni di Noè. «Ma non entreranno mai tutti quanti», le disse Noè, «e poi dove metterò gli animali? Si spaventeranno alla vista degli umani». Fiamma lo convinse, ma dovette ammettere di avere esagerato anche questa volta. All’imbarco infinite catene umane, non c’era posto per tutti quanti e gli animali, spaventati per lo spingere e le voci, cominciarono ad agitarsi e inferociti ad attaccare. Dio, alla vista di quell’inferno, fu tentato di inviare davvero un nuovo Diluvio universale, ma poi ci ripensò. Allargò le braccia, con mani da ceramista impastò e mise in ordine. Tutti tornarono nel mondo dei morti, compresi Biagio e Fiamma a testa bassa. Il loro amore aveva messo la Terra a soqquadro.
Un nuovo giorno sulla super Terra è appena iniziato. Fiamma si concede il caffè più lungo che può versarsi, visto che ormai anche questo è diventato un bene raro. 15 ml di caffè più tardi si mette alla scrivania a pensare. Biagio le dice di non preoccuparsi, ma lei sa di essere l’unica ad avere il potere di risolvere questa situazione.
Fissa il vuoto, ma i suoi pensieri non riescono a farsi strada tra i rumori di un condominio che alloggia il doppio delle persone di prima.
Accende la TV e non trova un canale dove non ci sia Greta Thunberg che dice “Io ve l’avevo detto che eravamo troppi già prima, figuriamoci ora”. Ma ci sono novità, si inizia a parlare di una svolta risolutiva.
L’abbraccio di riconciliazione tra lo scienziato James Dewey Watson e il suo amico e collega Francis Crick è diventato virale e questo non è un caso, secondo Fiamma. Ha ragione, i due scopritori ufficiali del DNA figurano a fianco di Greta nella trasmissione ‘Esiste un futuro?’ e insieme promettono di aver trovato una soluzione.
Fiamma corre quindi a indagare, entrando nel sonnellino pomeridiano prima di Watson e poi di Crick.
I sogni sono spesso strani, ma quelli dei genetisti le fanno venire il mal d’auto mentre cerca di capirci qualcosa.
La donna entra nel sogno di Watson, lascia perdere la valanga di amminoacidi che si picchiano e vede poi lui imbambolato davanti a Marylin Monroe.
Ok niente di interessante, entra nel sogno di Crick.
Intuisce qualcosa di più importante: vede Crick parlare con Greta, le dice che il virus mortale umano è pronto e iniettabile in tutti gli animali che i carnivori mangiano. Come da accordi, le dice, tutti i carnivori moriranno e la Terra tornerà ad avere un numero di abitanti sostenibile.
Fiamma fa la prima cosa che le viene in mente, va nei sogni di Marylin e le fa sognare in continuazione succulente bistecche. Watson avrà mai il coraggio di uccidere anche la sua amata?
Nei giorni successivi iniziano i decessi. Assurdo come i più fricchettoni rimangano in vita più degli altri. Eppure sono così magri!
Fiamma è l’unica che sa la verità. Ha obbligato Biagio ad una dieta vegetariana e lui ha protestato senza capire.
La sera del 14 febbraio al tavolo elegante di un ristorante, Watson e Marylin cenano a lume di candela. Lui, in lacrime, la implora di non ordinare carne e si scusa incomprensibilmente.
Dalla porta d’ingresso inizia ad entrare dell’acqua: è il dio del Mare che si è stancato di sentir parlare tanto della Terra ed ha scaraventato un’onda così grande da fare il giro del mondo e raggiungerne ogni angolo.
Il mondo era nuovo, nuovo davvero!
Non c’era luogo che non fosse sovraffollato e occupato.
Camminavano a vista d’occhio e ovunque, masse umane dalle lingue più disparate e dagli aspetti severi o inquietanti. Donne morte nel Novecento, con il loro cappello a falde larghe, vicino a esseri cavernicoli con clave e nudità esposte, contadini russi gobbi e malconci che cercavano Lenin, che intanto teneva comizi. Nazisti, fascisti, Partigiani, Padre Pio, Santa Maria Goretti, Anna Kuliscioff… una pluralità tanto cercata in altri tempi, ma che ora garantiva una follia collettiva.
I bambini non ci capivano più niente e, impauriti e scioccati da quella “Storia simultanea e all’impronta”, di notte non dormivano.
I figli di Biagio e Fiamma accusavano i genitori e li guardavano in cagnesco, augurando loro di trovare una soluzione prima di essere costretti ad ucciderli con le loro stesse mani. Era difficile accettare, ancora e ancora, la discendenza da due simili genitori… certo, si amavano, ma due pazzi!
«A ma’! Pensaci prima che ci pensiamo noi…!», dicevano con un ghigno mai visto prima .
Fiamma non sapeva dove guardare… anche gli analisti, per timore di dover rimborsare le elaborazioni dei lutti, se l’erano data a gambe.
Intanto Cleopatra, esperta di aspidi e con intento vendicativo nei confronti di Antonio che l’aveva portata alla morte, se ne andava in giro decisa ad uccidere tutti gli uomini, che riteneva, senza distinzioni, traditori e infingardi .
Girava ovunque e, alla vista di un uomo, chiunque fosse, lo ammaliava con il suo fare sensuale e poi lo faceva mordere da uno dei suoi aspidi.
La regina era amabile e veloce…
Provocò, con certosina pazienza, folle e vendicativa, morti a profusione. Riusciva a confondersi, apparire e scomparire, con arti magiche e seduttive che solo lei conosceva.
Il caos sul caos sul caos sul caos… Fiamma sapeva che prima o poi sarebbe arrivata ad uccidere anche suo figlio e il suo amato, così entrò nei sogni della regina egizia.
La soluzione era quella !
Da donna a donna – e che donne! – nel regno di Morfeo.
«Cleopatra lascia stare! Tu lo sai cosa sono la dignità e la nobiltà. Sei arrabbiata? Ferita? Tradita? E ti capisco! Antonio ti voleva portare dalla moglie…. ti voleva imbarcare come schiava! E che, l’amore di una donna si tratta così?! Senti a me, non vale la pena. Instilla, invece, il senso di colpa. Se ti uccidi di nuovo vedrai che effetto!». Cleopatra, come reagendo ad un antico richiamo, al risveglio estrasse un aspide della borsetta e si uccise.
Fiamma pensò di avere bloccato quella luttuosità.
Ma Antonio emerse dalle profondità del mondo stravolto e disperato, come fosse la prima volta che perdeva Cleopatra.Cesare pure, per ragioni politiche, assecondò quella disperazione tardiva e pure Pompeo.
Un nuovo triumvirato si era ricomposto!
Ora sì, si poteva – con un’esperienza millenaria – riprendere il potere sul mondo e anche piangere Cleopatra, tutti insieme, accomunati dal dolore e dall’amore per quella donna che gli aveva rapito i cuori e uniti dalla sete inestinguibile di conquiste. Di femmine, certo! O di territori, per Zeus! Fiamma non sapeva a chi votarsi.
Biagio la guardava e l’amava, nella sua folle inconsistenza.
I figli si facevano sempre più minacciosi.
Intanto quei tre triumviri assieme mettevano a fuoco e fiamme il mondo con la determinazione di squassare e mettere a soqquadro l’ordine costituito per riprendere il controllo. Sì! Il triumvirato dei bei tempi, con liste di proscrizione al seguito e nuove Repubbliche, forse vecchie monarchie.
Trasudavano una sorta di bontà salvifica da tutti i loro artigli.
Fiamma era allo stremo, quasi evanescente nella sua contrizione, quando Nur schioccò le dita.
Silenzio. Vuoto. Restaurazione.
Si chiuse la porta dietro ai morti, che erano tornati a riposare in pace.
E pure Fiamma e Biagio riposavano, ma lontani. Troppo.
I figli, esultando, batterono il cinque.
Si scoprì allora che alcune persone che erano state date per morte in realtà non lo erano. Era dunque autentica la presunta biografia di Jim Morrison degli anni ’80 che lo dava per vivo; Elvis Presley era veramente stato rapito dagli alieni, e finalmente era tornato sulla Terra; il tumore al cervello che aveva colpito Andrea Purgatori in realtà era solo un foruncolo sulla fronte. Si trovavano tutti nel bar che Fiamma aveva scoperto essere il luogo di comunicazione tra Regno dei Morti (o presunti tali) e dei Vivi. Queste persone avevano finora vissuto in penombra, presentandosi nel Regno dei Vivi solo ogni tanto. Il fatto che Fiamma, invece, si fosse rifatta una vita dopo la morte (o presunta tale) li fece riflettere. Forse una seconda occasione esiste davvero, pensarono; e decisero di prendersela.
Elvis si presentò in televisione e ricominciò a fare le sue mosse pelviche; Morrison scrisse una nuova raccolta di poesie; Purgatori decise di fare un’inchiesta sui fratelli Kennedy e scoprì che i loro omicidi erano stati voluti da una triangolazione Washington – Mosca – L’Avana. Ma anche altri “famosi” furono coinvolti nel “risveglio”. Ad esempio, George Harrison decise di donare tutti i suoi averi agli Hare Krishna e John Lennon alla campagna elettorale di Donald Trump. Inizialmente questi avvenimenti divertivano tutti, ma poi qualcosa andò storto. Le scoperte di Purgatori e il nuovo impegno politico di Lennon sconvolsero gli equilibri geopolitici; le donazioni miliardarie di Harrison furono utilizzate dalla parte corrotta degli Hare Krishna per una guerra di religione contro i seguaci di Elvis, nel frattempo diventato una nuova divinità. Morrison, montatosi la testa, predicava nelle sue nuove poesie la necessità di ricevere molti soldi da chi voleva salvarsi l’anima; e molte risorse economiche e fisiche venivano consumate in queste operazioni.
Ciascuno di questi “grandi”, per qualche strana ragione, cominciò a fare strani sogni, in cui Fiamma cercava di combatterli e distruggerli per riportare le cose al proprio posto, ma al mattino si svegliavano arrabbiati neri per il cattivo sonno e producevano ancora più danni sulla realtà.
Nel caos più totale, come già qualche millennio prima, solo una speranza illuminò il mondo: la nascita di un Salvatore, del Dio incarnato. Forse si trattò davvero dell’Apocalisse predetta da Giovanni. Sta di fatto che il Messia rimise ogni cosa al suo posto, e in questo nuovo ordine fu prevista anche la separazione di Fiamma e Biagio.
La notte non era ancora finita: battiti asincroni di orologi da taschino, notifiche e suonerie di cellulari, colpi primitivi rituali su tamburi di pelli tese, nuove agorà.
Mille ombre risorte da corpi illuminati ancora dalla luce d’oro scuro dei lampioni.
Se Dio avesse guardato la Terra ora, l’avrebbe ancora vista illuminata da mille candeline, come piaceva a lui. Sfumate però, questa volta, da antichi sussurri in crescendo.
Ma quella notte era all’ottavo episodio della seconda stagione di Twin Peaks, per cui non si accorse di nulla.
Fiamma prese Biagio per mano: «Andiamo a casa».
La prima domanda che si fecero fu chi avesse svuotato il frigo.
Trovarono la risposta in camera di Marco: Albert Einstein, davanti al PC. «Scusate, non mangiavo da quasi un secolo». E poi, indicando lo schermo: «Sapete, è per quella questione del fisico…».
E, in effetti, aveva già parecchi match su Tinder.
Non ebbero il tempo di parlarne. Alla porta, uomini con torce e bastoni, in nome della
Santa Inquisizione, prelevarono il computer e due Ipad. E già che c’erano, anche il
Roomba Aspirapolvere Lavapavimenti preso in sconto su Amazon la settimana prima, che in quel momento stava finendo il suo lavoro sotto il tavolo della cucina.
Gli uomini chiesero dove avessero nascosto Alexa. Dal salotto una allegra voce metallica rispose pronta: «Intendi TV»?
Il primo ad essere messo al rogo fu Steve Jobs, sebbene il suo “Siate affamati” avesse incontrato l’approvazione unanime degli astanti.
Insieme, e dopo di lui, furono bruciate tutte le apparecchiature elettroniche più
comunemente diffuse: pc, cellulari, distributori automatici di cibo per animali.
Due anni dopo era diventato praticamente impossibile approfittare degli sconti del Black Friday.
Fiamma decise di intervenire, presentandosi nei sogni di Gregorio IX – famoso per aver istituito i tribunali dell’Inquisizione -, chiedendo di bloccare tutto.
Ma, non si sa perché, proprio in quel momento le tornò in mente il video del matrimonio dei suoi vicini, Nunzia e Gennaro, celebrato nel 1986.
Al mattino, due guardie si presentarono al porta dei due coniugi, pretendendo la consegna immediata della cassetta VHS.
Quando a bruciare fu la porzione di nastro nella quale la sposa compariva all’interno di una enorme conchiglia, a cavallo di una zebra, le esalazioni furono talmente devastanti da raggiungere il salotto in cui Dio, ancora nel mezzo dell’episodio, era così spaventato dalla risata di Bob da ritenere che fosse il caso di accendere la luce.
L’allarme antincendio si attivò all’istante e si ritrovò con i vestiti inzuppati e la TV in corto.
Infuriato, raccolse l’acqua in un secchio, e lo svuotò sulla Terra, rimandando tutti all’Inferno.
I diretti responsabili di quel disastro furono poi spediti talmente lontani da non poter più fare danni: Fiamma tra gli spoileratori delle serie tv realizzate tra il 1998 e il 2006, Biagio tra i no-cats, negazionisti delle proprietà antibatteriche delle unghie del terzo dito della zampa posteriore destra dei gatti.
E pensare che tutto ciò che voleva Fiamma era una vita tranquilla.
Credeva di aver raggiunto la pace con le passioni, quelle che avevano così tanto condizionato la sua vita e di chi le stava accanto. Finalmente lei, da morta, poteva concedersi il lusso di non rischiare. E aveva anche il rimedio alla noia, entrando nei sogni degli altri. Scoperto il segreto della felicità, vivere tante vite tenendosi
stretta la sua, nel piccolo paese abruzzese, insieme al suo Biagio.
Troppo facile, direbbe qualcuno. La felicità non è mica gratis.
E qualcuno dice pure che gli dei sono invidiosi della felicità degli uomini. E allora inducono ad un passo falso, un errore con delle conseguenze incalcolabili. E l’errore commesso da Fiamma è stata una semplice dimenticanza, quella porta lasciata aperta tra il regno dei vivi e quello dei morti. Da qui si è innescata una
rivoluzione, con tutti quei morti tornati vivi, a reclamare nuove possibilità, a rimettere in discussione il passato, l’unico punto fermo che si poteva avere, immutabile per definizione.
Fiamma è responsabile di tutto ciò, sente il peso delle proprie azioni e per la prima volta nella vita, prega, prega disperatamente. Cosa fare? Come riportare tutto come stava? La situazione ormai è al collasso, succedono cose assurde, inimmaginabili a causa dei morti risorti.
Fiamma ha anche notato che l’ultima guerra mondiale rischia di prendere una brutta piega e i tre paesi alleati rimettono in discussione finanche lo sbarco in Normandia. Churchill non è convinto delle operazioni e ha degli incubi che, se fosse adesso il tempo, lo tratterrebbero dall’impresa. Non fuma più il suo sigaro, non beve più il suo whisky preferito e qualcuno lo sta convincendo ad adottare una dieta salutare e una vita ordinata. Fa addirittura dello sport! Tutto ciò però mina il suo proverbiale coraggio, alimentato invece dalla sua vena di follia.
Fiamma intuisce che deve riportare Churchill sulla strada “sbagliata” perché possa essere quella “giusta”.
Chiede aiuto al suo dio, quello invidioso della sua tranquillità, che le ha fatto commettere l’imprudenza di lasciare aperto il passaggio tra i due regni del mondo. Ma perché si ristabilisca l’ordine delle cose e il Regno dei Morti non disturbi quello dei vivi, il dio chiede in cambio di sacrificare la sua tranquillità. Accettare di essere morti, sia lei che Biagio. Dove non è dato sapere, fisicamente insieme non è garantito, ma senza dubbio morti, come tutti gli altri.
Fiamma e Biagio si accorsero presto che tutte quelle anime erano finite, invece che nel Regno dei Morti, nella Caverna di Platone. Ma la cosa più assurda fu che anche Platone era finito lì dentro. E quando, grazie a Fiamma, riuscì ad uscire, era molto confuso sulle cose del mondo e non riusciva a credere a nessuno se non a sé stesso. Si era incartato da solo. Si ritrovò subito a litigare con tutti quelli che erano contrari alle sue idee, per esempio Aristotele. Eh sì perché Aristotele era sempre stato contrario al suo dualismo, secondo cui anima e corpo sono divisi e diversi, e aveva sempre creduto invece alla loro unione reale.
Un’accesa discussione sull’argomento avvenne proprio a casa di Fiamma e Biagio, una sera che Platone era andato a trovarli dopo aver trascorso qualche ora ad Iperuranium, un centro commerciale a qualche km di distanza, dove spesso amava stare, dato che non riusciva a credere a nessun’altra opinione se non alle sue.
A cena, quella sera, c’erano quasi tutti: Aristotele, Fiamma, Biagio, e pure Freud e David Lynch.
Arrivati al dolce, Freud, che già aveva seguito tramite i social la discussione tra i due filosofi, non esitò a chiedere a Platone chiarimenti su questo strano dualismo di cui si diceva padre. Il filosofo convalidò la sua tesi proprio grazie all’aiuto dei suoi commensali. Indicò infatti Fiamma e Biagio come esempi lampanti della sua tesi, perché i due avevano potuto vivere fino ad allora una vita straordinaria solo grazie al fatto di avere anima e corpo ben distinti. Era questa tesi che aveva permesso a Fiamma di non morire quando era precipitata dal balcone e a Biagio di potersi ricongiungere con lei una volta morto.
Freud e gli altri cominciarono a guardarsi tra loro e si accorsero presto che Lynch era incazzatissimo. Stava fissando da dieci minuti Fiamma, e in un attimo il bicchiere di vino che aveva in mano si spaccò in mille pezzi. Platone ce l’aveva fatta di nuovo, aveva permesso a tutti di arrivare alla vera conoscenza. Per la seconda volta aveva liberato tutti i prigionieri dalle loro idee e adesso potevano vedere la verità: Fiamma era la figlia di Lynch-Dio, e aveva chiesto al padre di vivere la vita sulla Terra in grazia di Dio, facendo tutto quello che voleva, senza nessuno tra i piedi a parte l’amore della sua vita. Era stata lei a buttare tutte le anime nella Caverna, ed era stata lei a lasciare sulla Terra i corpi della gente, in modo tale da potersi comunque permettere mille avventure in caso di tedio.
David, che aveva capito che ormai erano nella merda, la guardò intensamente e lei, comprendendo tutto, decise di aspettare la notte per entrare nei suoi sogni e modificare il finale. Ma poi fu lui ad entrare nel sogno di lei. D’altronde era Lynch-Dio che le aveva dato questa abilità e nessuno avrebbe potuto sconfiggerlo. La trasformò così in un coniglio e la buttò nella Caverna, dividendola per sempre da Biagio, che fu buttato nella parte più lontana con la testa conficcata sotto la terra. Ammazzò tutti gli altri. Anche Platone, che aveva rotto un po’ troppo le palle.
L’apertura del varco dell’Oltretomba sovvertì l’intero mondo conosciuto. Schiere di morti invasero il mondo e nessuno riuscì a trovare una soluzione geopolitica per arginare il fenomeno.
Nelle democrazie occidentali si tentò di sollevare muri, creare spazi circoscritti in cui rinchiudere i morti, ma erano idee vecchie che già avevano fallito nel loro intento. E c’erano non pochi testimoni a rammentarlo ai potenti di turno.
Le problematiche erano svariate: c’era la crisi abitativa che portò a cause infinite in tribunale per il riconoscimento della proprietà sugli immobili, con gran fortuna dei notai, vecchi e nuovi. Le risorse alimentari – ma anche energetiche – cominciarono presto a scarseggiare, generando rivolte feroci tra le schiere dei morti e dei vivi.
Il capovolgimento del mondo non risparmiò neppure la piccola Avezzano! Fiamma e Biagio furono fortunati perché la bisnonna Evelina, donna da sempre generosa, non li cacciò di casa al suo ritorno, ma fu difficile per loro riuscire a credere che, per colpa del loro amore, il mondo era ormai al collasso e i loro figli distrutti dagli eventi. Ogni mattina notizie bizzarre ed allarmanti insieme si susseguivano: “Napoléon convainc la France d’envahir l’Australie!”, titolava un giorno Le Figarò; “Concilium plenum Paparum iterum crusadibus contra infideles proponit ut numerum populorum in terra minuatur”, titolava un altro l’Osservatore Romano.
Un giorno, mentre rientravano da una passeggiata con i ragazzi, Biagio e Fiamma si ritrovarono davanti a una scritta: “Cristo e il Che uniti nella Lotta!”. Si capirono con uno sguardo: era arrivato il momento di fare qualcosa.
Da quella notte Fiamma entrò nei sogni dei potenti, convincendoli a costituire comunità omogenee autoregolate, come il Concilio dei Papi, la Comune dei Profeti, il Club dei Dittatori (di destra e di sinistra), la Società dei Rivoluzionari e così via. “Divide et Impera!”, questo pensava. Isolando tutti in piccoli gruppi, il mondo sarebbe stato più ordinato e gestibile!
Ma qualcosa andò storto: i gruppi, ognuno perseguendo il proprio folle piano di conquista del mondo, avrebbero portato la Terra e l’umanità alla distruzione totale, se non fosse intervenuta Lei! La divinità suprema non solo esiste, ma è Donna e come una mamma severa, senza dire una parola, rispedì i morti nell’Oltretomba chiudendo il varco, restituì alla Terra vitalità e freschezza e solo alla fine si occupò della causa dell’Apocalisse: Fiamma e Biagio. Lasciò loro le ultime 24 ore per congedarsi dai figli e dai vivi, ma soprattutto per congedarsi tra loro: Biagio sarebbe finito nell’Oltretomba tra i morti morti, mentre Fiamma invece avrebbe conosciuto finalmente il mondo dei suoi simili: i morti viventi.
«Venga qui, messere!», urla indispettito Dante a Italo Calvino che, senza ascoltarlo, si sposta tra la folla e va a cercare Giordano Bruno e Galileo Galilei che stanno chiacchierando in un angolo. Vuole ascoltarli e inserirsi nei loro discorsi. Intanto spunta Martin Lutero, che ringrazia Gutenberg per la sua scoperta.
Fiamma si guarda intorno, non sta capendo nulla. Il suo sguardo si posa su un uomo vestito solo di pelle di animali, fa un po’ paura: non parla ed emette solo dei suoni. È ammirata e sconvolta, i suoi occhi si posano in ogni angolo dell’enorme salone, cercando di carpire parole, idee e intenzioni di tutta quella gente. Vede Mussolini parlare con Napoleone e ha paura. Le storie di questi grandi uomini le conosce solo dai libri di scuola e non può immaginare cosa si stiano dicendo, cosa stiano pensando.
Biagio la raggiunge e le fa notare che c’è un grande palco e un gran fermento. Un uomo seduto su una scrivania prende appunti. Sta facendo un elenco di chi vuole intervenire, ma tutti vogliono parlare, vogliono dire la propria opinione.
La situazione è complessa e la soluzione poco chiara.
Fiamma e Biagio si confondono fra la folla, si avvicinano di soppiatto e guardano: il primo della lista è Adolf Hitler. Lo vedono dietro il palco, si sta preparando, si scalda facendo piccoli esercizi con la voce. Biagio e Fiamma si guardano in silenzio. Cosa possono fare?
Improvvisamente un lampo di genio: Fiamma ha un’idea, prende in mano la situazione ed entra in azione. Chiede a Biagio di coprirla e di attirare l’attenzione in qualche modo. Negli angoli della sala ci sono delle casse, lei segue i fili fino ad arrivare ad un mixer collegato ad un computer. Ecco il piano: farà partire una ninnananna che addormenterà tutti e poi potrà agire. Nel giro di pochi minuti tutti si addormentano e lei si insinua nei loro sogni.
Il mondo all’istante è diventato tutto in bianco e nero e lei vola tra strade infinite, cade negli strapiombi, cammina terrorizzata su palazzi di vetro, vede uomini nudi e donne bellissime, cavalli alati e stelle marine. Ecco davanti ai suoi occhi il mondo dei sogni di miliardi di uomini e donne.
La confusione è tale che il piano di Fiamma fallisce miseramente: non riesce a distinguere i sogni uno dall’altro, non può modificarli o indirizzarli, è nel panico. Inizia a urlare, piange tutte le sue lacrime, è disperata! Prega, lei che non ha mai creduto in nulla!
Ma ecco che una voce le parla. È Dio che, impietosito dalle sue lacrime – ma forse più infastidito da tutta quella confusione -, plana dall’alto e per darle una mano.
«Fiamma gruppo di destra».
Come gruppo di destra? Io sono viva. Cioè, è vero che negli ultimi anni ho passato molto più tempo qui sotto che nel mondo dei vivi, ma sono a tutti gli effetti ancora viva. Ho anche pagato la TARI lo scorso mese.
«Scusi, ci deve essere un errore. Io sono viva. Dovrei andare nel gruppo di sinistra.»
«Sì, tecnicamente è così. Ma è stata condannata. Dovrà passare almeno i prossimi duecento anni nell’oltretomba ,con il divieto assoluto di attraversare il portale.»
Sento un brivido corrermi dietro la schiena. Mi giro e appare di fronte ai miei occhi il faccione di Biagio che sogghigna. Maledetto Biagio. Non avrei certo aperto un passaggio dimensionale se non fossi stata costretto ad andare a cercarlo in giro per il Regno dei Morti.
«Inoltre leggo qui che è stata condannata ai lavori forzati. Cos’è quella faccia? Non se lo aspettava? Qualcuno dovrà pure pagare per il caos che c’è in giro. E chi se non una delle principali responsabili. Vuole per caso dire qualcosa a sua discolpa?»
La necessità di spaccare il femore di Biagio per essere stata abbandonata con un messaggio dopo 20 anni di matrimonio non mi sembra un argomento convincente per giustificare quello che ho fatto, neanche di fronte a Dio, che nella sua storia ha sempre dimostrato una certa attenzione al tema della vendetta. Così improvviso un altro discorso: «È vero. Se non avessi aperto il portale sotto “La casa dell’arrosticino”, quel luogo sarebbe rimasto un semplice ristorante di Avezzano specializzato nella carne di pecora. Non sarebbe diventato il punto dove passato e presente si sono ricongiunti. Però c’è almeno un aspetto positivo, qualcosa in grado di riscrivere la storia. Troppo? Qualcosa in grado di riscrivere il vocabolario delle frasi fatte. “Non ci sono più gli uomini di una volta!”, “Siamo nani sulle spalle dei giganti!”. Ma dove?! Avete visto chi sono nella realtà quelli a cui abbiamo intitolato scuole e piazze, a cui abbiamo dedicato statue e dipinti? Hanno avuto l’occasione di rimettere piede su questa terra e cosa hanno combinato? Invece di fare tesoro dei loro errori e volgersi al bene hanno fatto peggio. Un esempio? Cristo. Sì, suo figlio. Non si è posto il problema della sua chiesa corrotta e degenerata. Non ha cercato di riportare dei valori morali in questo mondo allo sfascio. Ha aperto una pagina Instagram per vendere libri sulla mindfulness.Quello che sto cercando di dire è che il destino di questo mondo, dei nostri figli e delle nostre figlie, e di tutto ciò che di meraviglioso esiste nell’universo è nelle nostre mani. E non esistono mani migliori, non esistono mani più sicure! Dobbiamo solo rendercene conto… e agire!»
Dio sta zitto da due minuti. Forse sono salva.
«Per la soffiata su mio figlio posso riconoscerle qualche attenuante. Ma il fatto di aver tentato di entrare nei miei sogni la notte scorsa per evitare il giudizio universale, scusi se glielo dico, la rende spacciata. Gruppo di destra. Blocco 12.»
Mi giro verso Biagio: «Tu che blocco sei?».
«8.932. Per l’esattezza a 8.920 blocchi da te.»
«Non saranno mai abbastanza.»
I morti erano i più eleganti. Tra i vivi serpeggiava un desiderio di rivalsa verso i mortati – così li chiamavano per dileggiarli -, e di brama per le loro stole, veli e pellicce, vezzi che cercavano di acquisire con ogni mezzo; si sviluppò un turpe commercio di “carne fresca”, la materia più desiderata da ogni mortato, per avere in cambio pezzi introvabili come manti di ermellino o pelli di tigre dai denti a sciabola.
La moda aveva scalato le classifiche di ogni desiderio umano, apparire era il must e le voci dei grandi stilisti divennero sirene che con i loro slogan potevano spostare fortune e consensi. Albini, con il suo: “L’alta moda è morta, viva l’alta moda”, era l’idolo dei defunti, mentre i vivi si attaccavano a quel “La moda passa, lo stile resta” che aveva fatto la fortuna di Chanel.
Le sfilate occuparono luoghi sempre più ampi, fino a colmare gli stadi.
Le tifoserie si radunavano giorni prima a caccia di ogni minimo scampolo che fuoriuscisse dai camerini. La ricerca dei nuovi tessuti cambiò le mete turistiche, ad esempio in molti andarono a Nuuk in cerca del lichene groenlandese.
L’8 marzo, quando un’immensa folla si riversò nella Spianata della moda per ammirare l’ultimo grido del divo Albini, mortati quasi nudi passeggiavano circondati da splendide sottomesse fanciulle, che Fiamma immaginò rapite e vendute negli slum portuali. Le folle convenute divennero torme affamate e poi afflitte, ma nessuno si mosse, sebbene il cibo non arrivava e voci insistenti davano per spariti
anche i venditori di bibite campani.
Fiamma costellò la mente di Albini di passione per Coco, ma come unico effetto gli striscioni che si alzarono l’alba del 9 portavano scritto l’incomodo slogan “L’alta moda è morta, viva l’altra moda”, che sconcertò tutti e creò un mugghiante sentimento di frustrazione e rivalsa. Morti e mortali iniziarono a fronteggiarsi con crescente violenza quando un suono secco e tagliente, uno “Zac!” tanto potente quanto incomprensibile, sferzò l’aria e il terreno squarciato si aprì sotto ciascuno.
Un suono unico, ma dagli effetti moltiplicati oltre l’immaginabile.
Una sparizione selettiva iniziò a prodursi nella folla istericamente disorientata; le prime a capire furono le schiave che videro i loro padroni risucchiati dalla terra che prontamente si richiudeva. I morti stavano scomparendo e qualcuno tentava di sfilargli i vestiti, nonostante il rischio di finire inghiottito.
Dalla loro coperta in prima posizione di fronte al palco, Fiamma e Biagio, tenendo ognuno qualcosa nelle mani, si sentirono sprofondare. Ma non nella stessa direzione.
Fu presto chiaro che non c’era spazio a sufficienza per 137 miliardi di persone. Ogni via o piazza sembrava la metro B a termini alle 8,30. Si litigava per ogni spintone, il che rese la terza guerra mondiale un evento inevitabile. Ma 24 ore dopo il fallout, le persone morte ritornarono vive. E così usarono ogni altra arma rimasta, dai missili alle frecce, senza ottenere un risultato utile.
In una settimana, rimasero solo bastonate e i calci in culo. In questo va detto che i primitivi facevano la loro porca figura.
Giulio Cesare si divertiva come un bambino nel condurre le sue legioni a dare sganassoni a destra e a manca. Tutti gli imperatori romani venuti dopo di lui avevano provato a scippargli il comando, ma non c’era storia: lui in latino era diventato un sostantivo, e gli altri muti.
In particolare, si accaniva contro quel gallo piccoletto venuto svariati secoli dopo di lui. Una volta vinceva uno, una volta vinceva l’altro. Si odiavano.
Su una cosa, però erano d’accordo: quei tizi vestiti di bianco, li avevano entrambi sul gozzo. Ogni volta che potevano ne crocifiggevano uno, ma senza ucciderli; dopo le prime trecento esecuzioni inutili si erano stancati.
I due avevano costituito una specie di duopolio della guerra. Pur facendosi notare molto sui social, gli altri restavano un po’ degli outsider. Un certo rischio lo corsero con quel tizio coi baffetti che aveva molti follower, ma la lobby ebraica, a cui aveva fatto molti sgarbi in passato, si accanì molto per limitarne gli exploit.
Comunque non se ne usciva. Il cibo scarseggiava, perché anche se gli animali erano resuscitati insieme agli uomini, la gente mangiava in continuazione. Ai McDonald cucinavano di tutto, anche il T-rex fritto, fatturando il 100.000% in più in un mese. L’AD Gengis Khan, che aveva fatto un’opa ostile sulla nota catena di fast food, era ricco sfondato
Fiamma si sentiva responsabile per quel casino e decise che avrebbe dovuto fare qualcosa.
Visto che poteva entrare nei sogni, sarebbe forse riuscita a guidarli, indirizzarli. Ma con quale idea?
«Il calcio», disse Biagio. «Quello da sempre distrae le masse.»
«Grande idea.», ammise lei.
E così Fiamma suggerì a tutti quelli che riuscì a raggiungere in sogno di sfidarsi sui campi da calcio, anziché quelli di battaglia.
L’idea attecchì. Per un po’ funzionò abbastanza, anche se si dovevano fare squadre da 20 per fare giocare un po’ tutti. Ma dopo la finale di Champions Roma-Paris St. Germain, vinta al Colosseo davanti a Cesare con un rigore molto dubbio al 98°, gli ultras divennero un problema più grosso del precedente.
La guerra degenerò a tal punto che la gente smise persino di mangiare per ammazzarsi di continuo. Un disastro.
A quel punto, Madre Terra, che era sì rotonda ma odiava il calcio, disse basta. Si shakerò così velocemente che il 95% di uomini ed animali finirono dispersi, surgelandosi, nelle profondità dello spazio. Ogni volta che resuscitavano si ricongelavano, e ri-morivano allontanandosi ulteriormente. Fiamma e Biagio, che si erano aggrappati ma non benissimo, finirono dispersi in due emisferi diversi.
Come fu, come non fu, si fece nuovamente un po’ di spazio.
E passò un convoglio diretto ad Eur Laurentina su cui si riuscì finalmente a salire.
Fiamma non avrebbe mai creduto che riportare Biagio dal Regno dei Morti avrebbe spalancato un varco così grande. Eppure era successo: da ogni angolo del tempo, i morti tornarono a riempire strade, case e piazze. Inizialmente sembrò un miracolo: famiglie ricongiunte, amori mai dimenticati, città animate da un’energia sospesa tra gioia e sgomento.
Dopo pochi giorni, però, la Terra iniziò a cedere. Nessuno aveva previsto quante risorse sarebbero servite per sfamare milioni di persone extra, e nessuno aveva preparato i vivi a convivere con mentalità provenienti da epoche diverse. In tanti volevano recuperare un passato mitico, ignorando secoli di evoluzione. Un antico esercito di guerrieri, convinto di dover compiere un’assurda “liberazione”, devastò campagne e villaggi; un gruppo di veggenti medievali si proclamò in missione per “purificare” le città dalla tecnologia; altri morti più recenti, trascinati da ricordi di vita interrotta, cercavano di riprendere lavori e progetti come se nulla fosse cambiato.
Fiamma, tra un turno e l’altro di hostess, provava a garantire un briciolo di normalità ai figli Carla e Marco, ma ogni gesto quotidiano sembrava assediato dal caos. In televisione scorrevano immagini di rivolte e barricate, mentre i governi faticavano a mantenere l’ordine.
Spinta dal senso di colpa, Fiamma decise di usare ciò che la rendeva unica: la capacità di entrare nei sogni. Se avesse influenzato i leader—vecchi e nuovi—magari avrebbe fermato l’anarchia. Ogni notte si immergeva nelle loro visioni, tentando di trasmettere un segnale di pace. Ma gli effetti furono devastanti: chi la vedeva in sogno si convinceva di essere vittima di oscure cospirazioni. Paradossalmente, Fiamma innescò paure ancora più violente.
Mentre il mondo sprofondava in scontri tribali e fanatici, una forza superiore intervenne senza spiegazioni. Come un lampo, un potere divino cancellò la presenza dei morti. Non ci fu battaglia: tutti svanirono nel nulla. Fiamma sentì una pressione sul petto, capì che stava perdendo di nuovo la sua natura di “viva”. Provò a stringere la mano di Biagio, ma non riuscì a trattenerlo.
Si ritrovò nell’oscurità di un altrove privo di coordinate, sapendo solo che Biagio si trovava in un’altra parte di quel Regno. Ancora una volta, erano stati risucchiati in un mondo che non aveva mappe per i loro cuori.
DA AGGIORNARE
Dal laboratorio Scritture Aperte
C’è vita su morte
Questo capitolo fa parte di un’ipotesi di iperromanzo dal titolo provvisorio “C’è vita su morte”, scritta durante il laboratorio Scritture Aperte 2024-25. In ogni incontro viene assegnato ai partecipanti un punto di inizio e un punto di fine e ognuno scrive la propria versione liberamente. Il risultato è un multiverso: ogni capitolo racconta un punto di vista diverso, un universo possibile della storia.
