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Epepe

 Autore: Ferenc Karinthy  Categoria: Romanzi  Editore: Adelphi  Prima edizione: 1970 More Details
 Descrizione:

Il professor Budai è un linguista e conosce più o meno bene almeno venti lingue. Si addormenta su un aereo diretto a Helsinki e si risveglia in una città sconosciuta dalla lingua incomprensibile. Questo è l’inizio e l’irrisolto fantastico mistero della narrazione.

Il gioco che mette in campo Karinthy è un semplice contrasto: un linguista preparato che non riesce a comunicare attraverso il linguaggio. Ma come andare avanti per duecento pagine con un’idea che sembra già finita nel momento stesso in cui viene definita?

Eppure Karinthy ci riesce, portandoci nell’assurdo quotidiano di Budai, nella sua perdita progressiva di lucidità, nei tentativi vani di comunicare. Nella sua ricerca di senso, di ricostruzione di una lingua inespugnabile, nonostante tutti i suoi strumenti da linguista esperto.

E così quello che ci resta non è la storia, ma l’esplorazione di questo mondo allucinato, sempre affollato di persone e di file chilometriche, nelle quali attendere per fare qualsiasi cosa. Anche la storia d’amore con Epepe (la ragazza dell’ascensore, che però forse si chiama Ebebe, o Debebe, o Dedede…) è allucinata e irrisolta.

Budai non è affatto un eroe, sbaglia in continuazione, è emotivo, disperato, fa appello a una razionalità impossibile da applicare in quella terra sconosciuta. Il tempo si dilata e anche noi, leggendo, ne perdiamo la cognizione. Eravamo impantanati in una storia che sembrava non andare da nessuna parte ed ora eccoci qui, a correre con Budai, verso una fine che non ha più nessuna importanza.

Citazione:

Che ci faceva lui qui, e che cos’era questo qui, dove era, in che città, paese, continente, in quale dannata parte del mondo era finito? Provò a ripercorrere ancora una volta tutta quella vicenda senza senso, fidando nella sua capacità di ragionamento, quell’attitudine deduttiva sviluppata in anni di lavoro scientifico, e non ultimo anche nella sua esperienza di viaggiatore, poiché aveva visitato molti paesi sin da quando era studente. Ma per quanto ripassasse nella mente gli eventi delle ultime ventiquattr’ore, anche a ritroso, non gli riuscì di individuare in quale circostanza avrebbe dovuto agire diversamente, dove o a chi avrebbe potuto rivolgersi. Non dubitava che l’equivoco all’origine di tutto si sarebbe chiarito, e a quel punto lui sarebbe potuto ripartire subito, tuttavia ebbe un attimo di smarrimento: senza amici né conoscenti, privo di documenti, abbandonato in una città sconosciuta di cui ignorava perfino il nome, dove non capiva quel che dicevano e nessuno capiva lui, nonostante tutte le lingue che parlava, in quella inarrestabile e inestricabile massa umana, che non si diradava mai, non aveva ancora incontrato nessuno con cui scambiare due parole.


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